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“Kong Shangren, lo Shakespeare Cinese”

“Kong Shangren, lo Shakespeare Cinese”

Conversazione con Federico Franchin

Descrizione

“Nel 1644, stremata da un secolo di guerre e di corruzione interna, la dinastia cinese dei Ming fu spazzata via dalle pagine della Storia. Sotto i nuovi dominatori, i Qing, sogni e ricordi dell’antico regime continuarono a serpeggiare tra i letterati, nonostante una spietata censura rendesse questa nostalgia estremamente pericolosa. Fu solo negli ultimi anni del secolo che un geniale drammaturgo, Kong Shangren, uno degli “Shakespeare della Cina”, osò raccontare gli ultimi giorni dell’ormai spenta dinastia a modo suo, intrecciandone le complesse vicende politiche con una struggente storia d’amore e di morte. Sotto gli occhi degli spettatori, in un contesto da 120 giornate di Sodoma animato da un pugno di funzionari corrotti, un ventaglio decorato con fiori di pesco tira le fila del gioco: il simbolo di un traballante impero la cui stessa esistenza, nei versi dell’autore, appartiene ormai più al dominio del sogno che a quello della realtà”. F.F.

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Federico Franchin è nato a Monza nel 1991. Appena nato ha imparato a sistemare la puntina su un disco di vinile e gli è piaciuto così tanto che non ha più smesso. E’ cresciuto in mezzo ai libri e ha deciso di non smettere più neanche con quelli. Ha appreso i rudimenti della musicologia presso il Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali di Cremona (Università di Pavia), con un occhio di riguardo per il barocco inglese e francese. Ora è appassionato soprattutto di letteratura antica, poco gl’importa di quale paese, ma se riuscite a convincerlo che un libro scritto dopo il 1800 è davvero un qualcosa che valga la pena d’esser letto allora è probabile che lo faccia. L’ha già fatto altre volte, del resto, e non gli è dispiaciuto.

Ama il teatro elisabettiano, la musica dei secoli dal decimosesto al decimottavo, il rock ‘n’ roll, la birra amara, la pittura fiamminga, la letteratura medievale dell’universo mondo, gli antichi romanzi cinesi, i numeri dispari, il colore nero, il porto (nel senso del vino) e il profumo dei libri vecchi. Dal 2017 collabora stabilmente con  Salotto in Prova. Ha una spiccata tendenza ad interessarsi a scrittori e musicisti giudicati minori o semi sconosciuti, convinto com’è che anche a loro faccia piacere sentir pronunciare il proprio nome, ogni tanto.

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